Minecraft, scuola ed educazione: a che punto siamo

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Minecraft è il famoso-gioco-a-blocchi-blablabla, quello che se non conoscete… beh, cosa ci fate qua se non conoscete Minecraft? 😀

E’ il Lego dei nostri tempi, un successo mondiale che i creatori svedesi Mojang hanno rivenduto a Microsoft per la solita incommensurabile vagonata di soldi (aprendo la porta a non pochi problemi… ma ne parleremo), il gioco più giocato dai ragazzini delle fasce d’età più basse, eccetera. Però questo non ci interessa, in questo momento.

Ci interessa il fatto che, grazie ad una struttura aperta e modulare, una architettura client-server basata su Java, e soprattutto un design del gioco assolutamente brillante, nonostante la grafica non certo ad alta definizione, Minecraft stia attirando ancora oggi l’attenzione di milioni di ragazzi e ragazzini – e anche di ragazze e ragazzine: Minecraft è un gioco molto inclusivo!

Sono gli stessi ragazzi e ragazze di cui gli insegnanti si lamentano, quelli che Prensky qualche anno fa definiva nativi digitali, salvo poi rimangiarsi la definizione correggendo il tiro perché di nativo in loro, come in tutti gli esseri umani, ovviamente non c’è un bel niente. Quelli accusati di non saper più leggere, scrivere e parlare perchè passano tutto il tempo davanti allo schermo – di computer e dispositivi mobili, beninteso, perchè quello della tv andava bene a tutti, prima, con pochissime eccezioni.

La Minecraft Generation, l’hanno chiamata in giro per il mondo con le solite facili etichette dei giornali – se volete approfondire, leggetevi questo pezzo sul New York Times, uscito poco meno di un anno fa. Oppure il racconto di come una delle tante possibili applicazioni didattiche di Minecraft, a (London-)Derry, abbia attirato l’attenzione dell’Economist, stavolta anche un po’ più di un anno fa.

Le accuse, dicevamo, arrivano da una generazione di adulti e anziani mediamente ancora convinti che i media digitali e la tecnologia connessa in rete siano solo “giochini”, e incapaci di comprendere fino in fondo il cambiamento epocale che stiamo attraversando… da trent’anni almeno, ma sempre più velocemente e profondamente ogni anno che passa.

Magari è anche vero, eh –  indignate insegnanti delle scuole medie mi gridano contro che loro fanno la stessa lezione su Dante da più di 10 anni, e 10 anni fa la seguivano tutti mentre oggi non ci riesce quasi nessuno… Io incasso, e sottovoce intanto mi domando come sia possibile fare sempre la stessa lezione per 10 anni, ma evidentemente sono io che non capisco qualcosa.

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Intanto Code.org ha piazzato la sua ultima Hour of Code in un ambiente simil-Minecraft, e la risposta è stata eccezionale dappertutto, e anche se è solo una goccia nell’oceano, indica a tutti che la strada è quella giusta – non che non ce ne fossimo già accorti da un po’ 😀

Con mia grandissima fierezza infatti, il sito della casa editrice Apogeo, che da anni pubblica tutta la migliore letteratura sul digitale e le sue culture, mi ha intervistato sul corso di avvicinamento a Java tramite Minecraft, che ho sviluppato un paio d’anni fa per CampusLaCamilla con il mio compare Roberto Colombo, a partire proprio da un titolo Apogeo.

Da lì, come racconta anche l’intervista, è partita una sfilza di successive proposte, tutte costruite intorno a Minecraft come punto di partenza o di arrivo, come terreno di gioco o come spazio per sperimentare. Diciamo che ho accumulato una certa quantità di ore di volo, nell’uso di Minecraft come contenitore per attività educative, sviluppando i corsi primaverili  e quelli estivi per CampusLaCamilla e facendo il docente ai campus estivi di H-Farm. Intanto comincio a vedere un po’ di attenzione crescere, intorno all’argomento; tra aprile e maggio, per dire, ho due inviti a raccontare quel che faccio, nelle serate TEaCH dei miei amici di Yatta! a Milano, e in un corso di formazione universitario per insegnanti della scuola primaria, a Brescia. Da entrambi non ci cavo una lira, peraltro, ma va beh… lo devo dire? Fa curriculum 😀
Ecco perchè è il caso di cominciare a fare il punto!

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Cominciamo dall’inizio: la cosa migliore dell’uso didattico di Minecraft… non è Minecraft 🙂
La modularità del sistema client-server in Java, costruito da Mojang, ha consentito negli anni ad una attivissima comunità di modders, di creare estensioni, aggiunte, modifiche (mod, per l’appunto) che hanno portato il gioco ad esplorare potenzialità assolutamente impensabili anche per i suoi creatori. Come ad esempio la resa grafica, completamente trasformata grazie alla mod OptiFine, nella foto qua sopra.

Insomma tanto per cambiare, l’incessante hacking di una comunità a cui è stato consentito di sperimentare col codice, ha estremamente migliorato il prodotto, portandolo ad un livello eccezionale di popolarità, di utilizzo e di fama, fino all’acquisizione di Mojang da parte di Microsoft, per 2,5 milioni di dollari, e al successivo acquisto un annetto fa della società finlandese TeacherGaming titolare (su licenza Mojang) di MinecraftEdu, per una cifra non rivelata. Poi parlano male degli hackers…

Per la cronaca, MinecraftEdu è una sorta di distribuzione di Minecraft, nel senso linuxaro del termine, che raccoglie tutte le migliori mod di taglio educativo,  con licenza Mojang ma con un core modificato e potenziato appunto da TeacherGaming, che sono poi quelli di KerbalEdu e Democracy 3… perchè l’impatto educativo dei videogiochi è un bel po’ più ampio del nostro gioco dei blocchi e del piccone, e da queste parti lo ripetiamo spesso 🙂
In questa versione Edu è previsto fin dall’inizio l’utilizzo del gioco con un gruppo/classe, e con un docente che ha privilegi d’uso maggiori (ad esempio, può congelare il gioco per ottenere attenzione, lanciare nuove attività, teletrasportare altrove i giocatori ecc). Sono inoltre inserite di default molte delle caratteristiche via via aggiunte all’esperienza di gioco di Minecraft da tante mod interessanti.

Qui però cominciano le mie solite paranoie di quando c’è di mezzo la casa di Redmond.
La nuova versione Edu dopo l’acquisizione Microsoft, ribattezzata Minecraft for Education, è uscita l’estate scorsa, riscritta in C++. Certo la velocità di esecuzione e il peso sulle cpu, soprattutto delle macchine più vecchie, ne guadagnano parecchio.  Però, non so se è chiaro a tutti: questo vuol dire in prospettiva buttare nel cesso tutto il gigantesco patrimonio di mod che è stato sviluppato finora dalla comunità, oppure costringere tutti a ricominciare da capo, rifacendo tutte le mod (?) per una architettura ancora non si capisce quanto trasparente e propensa a lasciare che codice esterno interagisca con il proprio. Sul forum della principale API per lo sviluppo di mod, Forge, è già iniziato il dibattito. Microsoft intanto si attrezza a vendere mondi “didattici” già pronti, chiavi in mano. Però tutto il supporto alla libera creatività e all’inventiva della comunità dove finisce?
Aiuto.

Intanto la Pocket Edition, sviluppata ex novo da Microsoft in C per dispositivi mobili e spinta sullo store di Microsoft anche per i pc… rende parecchio più difficile proprio da pc mettere le mani nell’architettura client-server, facendo presagire che qualcosa stia già cambiando. Non voglio menar gramo, ma sarebbe l’ennesimo caso di innovazione soffocata da cecità-da-copyright, e Microsoft di questa roba se ne intende, fin dal secolo scorso… ne è rimasta anche tanto scottata, però, e sta dando segnali nuovi da qualche tempo. In ogni caso qui c’è da prestare tanta attenzione, se vogliamo continuare ad usare al meglio le potenzialità di questo gioco.

Vorrei farne un veloce elenco, senza entrare troppo nel tecnico ma dicendo almeno che per installare e far funzionare le mod è necessaria l’installazione di una delle API esterne usate per svilupparle, come la già citata Forge.

Una volta passati di lì, avrete nella vostra cartella Minecraft (dove sta? eh…) una nova cartella MODS, in cui semplicemente inserire i vari file jar. Attenzione ai conflitti, a volte qualche mod è un po’ suscettibile e non va d’accordo con le altre, preparatevi a un po’ di leva-e-metti come una volta.

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Tra le mie mod preferite, al primo posto ovviamente metto ComputerCraft, che aggiunge a Minecraft delle tartarughe come quelle dell’immagine qua sopra, che avrebbero fatto sicuramente la gioia di Seymour Papert: programmabili con due diversi sistemi di coding, uno visuale tramite diverse icone, e uno a linea di comando, attraverso blocchi-terminale da aggiungere al mondo per avere accesso alla console, sono in grado di scavare, costruire, ispezionare l’ambiente circostante… insomma c’è proprio da sbizzarrirsi con un sacco di possibili utilizzi in ambito matematico – geometrico – scientifico – tecnico e chi più ne ha più ne metta.

Poi ci metto CustomNPCs: la possibilità di inserire nel gioco personaggi non giocanti, che per di più possano avviare dialoghi con battute multiple, proporre missioni, commerciare oggetti col giocatore ecc. ; qui si possono quindi costruire narrazioni interattive e vere e proprie storie, lavorando di più sulle competenze di tipo linguistico – storico – narrativo – artistico – progettuale eccetera. Una manna, insomma, tanto che l’hanno usata per farci di tutto, a partire dall’immancabile omaggio all’immaginario di Tolkien.

Partendo da questi due ingredienti, abbiamo gli strumenti per coprire praticamente tutte le materie scolastiche, soprattutto se le incrociamo con la quantità di mondi pre-costruiti, o di architetture modellate con Tinkercad ed esportate in formato Minecraft, che sono disponibili online su siti come l’ottimo minecraft-schematics.

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A questo punto basta fare 2+2… se il papà Harvey, della comunità australiana degli home-schoolers (!) crea un dettagliatissimo Colosseo come quello qua sopra, e il figlio ci piazza un personaggio non giocante (o anche mille…) che la animano, e a domanda rispondono raccontando la storia, l’uso, le caratteristiche delle architetture in questione, e magari offrendo delle missioni al loro interno in cambio di punti o oggetti preziosi… l’abbiamo fatta la lezione di lingua, arte, storia, geografia e non so cos’altro?

La comunità originaria di MinecraftEdu è ancora super-attiva in questa maniera, e qui c’è il loro progetto del Wonderful World of Humanities, che mette a disposizione mondi di Minecraft a tema antica Grecia, antica Roma, Alessandria d’Egitto e così via, con anche un approccio gamificato alla World Of Warcraft (come non sapete cos’è!?!) e un doveroso affondo teorico su videogiochi ed educazione.

Veramente volete continuare a fare la stessa lezione per altri 10 anni? 😀