Con il perdurare e l’inasprirsi delle misure di contenimento del coronavirus, dappertutto si alza forte come non mai la richiesta di aumentare e rafforzare telelavoro e didattica online.

Che dire… era ora! 😀

Raccolgo qui un po’ di consigli e indicazioni anche molto pratiche, che ho dato in queste settimane soprattutto a tanti insegnanti di diversi ordini scolastici… ma anche alla mia organizzazione e ai miei colleghi alla ricerca di idee per organizzare lo smart working – anche se questo lo teniamo in secondo piano.

L’elemento in comune è ovviamente la didattica online o comunque il fatto un po’ magico di “incontrarsi a distanza”: quella della Formazione A Distanza (FAD) in effetti è una formula magica che si sente nominare da molti anni, ma la cui pratica è ancora oscura ai più – nonostante la grande quantità di corsi universitari, master e specializzazioni di ogni tipo in questo campo.

Ad esempio il mio amico, collega e compagno di tante battaglie sul digitale Jan Lai mi segnala quello frequentato da lui già nel 2007 e tenuto dall’ottimo prof. Gino Roncaglia, che ha contribuito anche alla realizzazione di questa serie di video disponibili sul sito RaiCultura, una buona introduzione generale all’argomento. Guardatevi i video – e potrei fermarmi qui. Ma come sapete, invece non resisto 🙂

Il Ministero dell’istruzione ha creato una sua pagina informativa sull’argomento, che oltre a rimandare agli stessi video, raccoglie altri materiali online, esperienze, racconti e un elenco di piattaforme, di cui parleremo tra poco. Intanto cominciamo dall’inizio.

0- ma non c’erano gli Animatori digitali?

Gli Animatori Digitali, istituiti con l’ultima riforma del 2015, e attivi (con anche quattro soldi di finanziamento alle loro attività) almeno dal 2017, avrebbero dovuto fare da riferimento in questi anni per formare i colleghi, coinvolgere l’intera comunità scolastica (quindi anche studenti e genitori) nell’applicazione del Piano Nazionale Scuola Digitale, creare soluzioni innovative all’interno degli istituti. Ognuno conosce magari realtà locali di successo (io sì, ad esempio) ma in generale dobbiamo dire che non sempre e non dappertutto è successo ciò che il legislatore auspicava.

Sarebbe bello poter valutare l’impatto dell’inserimento di queste figure – ma in una istituzione ancora tutta votata alla valutazione, come la scuola italiana, valutare i valutatori sembra la cosa più inaccettabile dell’universo. Va beh, questo discorso non iniziamolo nemmeno.

In ogni caso: la missione dell’Animatore digitale è stata interpretata in tanti modi, quindi ci sono scuole che hanno lavorato benissimo e oggi possono rispondere all’emergenza sanitaria in corso fornendo didattica online fin dal primo giorno, mentre altre… brancolano nel buio, o ancor peggio, come troppo spesso succede, lasciano tutto nelle mani dei singoli insegnanti affidandosi alla loro buona volontà.

La volontà però da sola non basta, quindi proviamo a dare qui alcune indicazioni generali e davvero basilari sulla didattica online, che volentieri aggiornerò via via con i suggerimenti che vorrete darmi, o con altri post successivi.

1- Non è (solo) una questione di piattaforme

Sembra che l’organizzazione della didattica online sia semplicemente una rincorsa alla piattaforma più giusta, con le inevitabili, anche se stra-viste, guerre di religione tra i fautori dell’uno o dell’altro colosso. Certo, Google Classroom o Office 365 for Education sono sistemi chiavi in mano, per di più rispondenti anche alle ultime normative europee introdotte con il GDPR. Chi vive online da qualche anno sa bene però che se il servizio è gratuito, la merce sei tu – e in una scuola ossessionata dal bisogno di insegnare ai ragazzini il modo corretto di stare online, forse un giorno questo sarebbe un argomento da discutere.

didattica digitale : meglio office o google? come sempre, ci sono i pro e i contro da entrambe le parti

Le alternative opensource come Moodle o Edmodo hanno bisogno di competenze molto maggiori per l’installazione o la messa a punto, anche se personalmente faccio il tifo per una piattaforma come Moodle, con tutte le estensioni create dalla comunità, che la potrebbero rendere uno strumento davvero efficace. Diciamoci chiaramente però che, in mancanza delle competenze citate… non è una cosa che si possa mettere in piedi in un pomeriggio: ha bisogno di tempo, di studio e di preparazione dei docenti che dovranno gestire la piattaforma, quindi parlarne adesso non ci aiuterebbe a far fronte all’emergenza.

didattica digitale : il campione dell'open source è moodle

In ogni caso se la vostra scuola ha già adottato una di queste piattaforme, avete già a disposizione un arsenale di strumenti. Suggerimento: ci sono gruppi specifici in tutti i principali social network, decine di siti specializzati e guide ufficiali (ad esempio questa per Office for Education e questa per Google Classroom).

Investiteci del tempo, leggete, studiate – la didattica online non si improvvisa nemmeno se avete già la piattaforma, ma se la vostra scuola ha già una struttura e una cornice in cui dovete muovervi, avete un percorso da seguire: esploratene tutte le potenzialità!

Tenterei invece di analizzare quali potrebbero essere bisogni e problemi comuni a chi voglia sperimentare la didattica online soprattutto in modalità fai da te, per poi addentrarci in questioni più complesse.

2- problemi da risolvere

La prima questione (che in realtà vale per tutti, piattaforme o no) è senza dubbio che per fare didattica online, bisogna… essere online.

Il nostro paese ha fatto finta di aver risolto il problema della mancanza di una seria infrastruttura di connettività internet veloce (dsl / fibra) facendo roboanti annunci di arrivo del 5G, ma adesso si vede molto bene che una connessione stabile e affidabile a casa servirebbe a fare meglio tanto di quello che è necessario fare in questi giorni, dal telelavoro appunto alla didattica online – e se a casa non c’è abbastanza banda, l’unica possibilità è andarsela a cercare dove c’è, negli hotspot pubblici, nei bar (attenzione alle norme anti-contagio! 😀 ) eccetera.

Il problema della connettività non è solo degli insegnanti, ma soprattutto degli studenti e delle famiglie, che nonostante l’uniformazione apparente, non sono affatto tutte uguali. Possiamo scomodare terminologie del ‘900, e individuare in questa diseguaglianza tecnologica davanti alla necessità di fare didattica online, un problema di classe?

In parte una soluzione, almeno in questi giorni di emergenza, può venire dalla solidarietà digitale di diversi provider di connettività che mettono a disposizione, sull’omonimo sito, una serie di offerte gratuite legate a dati e reti telefoniche – insieme a molte altre offerte di contenuti, intrattenimento e molto altro donate da diverse piattaforme di streaming e siti di giornali e riviste italiani. Il problema, in ogni caso, resta per il futuro.

E’ pur vero che tantissimi, almeno dalla secondaria di primo grado in poi, hanno a disposizione dispositivi mobili con una propria quantità di traffico dati, ma spesso il traffico si consuma in uso compulsivo di youtube, e dispositivi come i cellulari non sempre sono tra i più adatti a interazioni che, come vedremo, hanno esigenze specifiche.

Quello dei dispositivi infatti è il secondo problema: non è scontato che tutte le famiglie abbiano un computer in casa (anzi, circa il 30% non ce l’ha di sicuro), e anche nel caso ci sia, non è detto che sia utilizzabile per la didattica online (magari è già occupato dal telelavoro dei genitori!).
Anche funzioni abbastanza semplici poi, come scaricare dal registro elettronico una scheda da stampare e compilare, cadono su problemi piccoli ma concreti: quante famiglie hanno a casa una stampante?

didattica digitale: si cade su cose semplici, tipo... chi ha la stampante e chi no.

Come dicevamo, non sempre i cellulari sono gli strumenti ideali: funzionano bene per ricevere indicazioni e consegne, creare o visionare filmati e video, per rispondere a semplici questionari, fanno già fatica a funzionare come supporti per leggere testi di media lunghezza, ma in caso di interazioni di gruppo come audio o videoconferenze, non è detto che ce la possano fare, soprattutto in accoppiata con una connessione non troppo performante.

Come si risolve allora? Se non vogliamo proporre di incontrarsi di persona nemmeno in gruppi piccolissimi di 2-3 persone per condividere connessioni, dispositivi e stampanti, l’unica risorsa non può che essere quella dei genitori, da coinvolgere tramite i rappresentanti di classe: schede ed esercizi possono essere fatti circolare anche nei famigerati gruppi whatsapp dei genitori, dove per una volta invece di condividere buongiorni e filmatini vari, si potrebbe ad esempio organizzare una stampa e distribuzione di schede per chi non ha modo di stampare.

3- da dove cominciare

Cercando di circumnavigare i problemi di cui sopra, la didattica online in ogni caso non può essere la riproposizione di una lezione frontale fatta in videoconferenza. Prendiamo la situazione come un’occasione per ripensare quel che succede a scuola: in molti casi non farà male. Già a molti studenti sfugge il senso del dover andare a scuola, nel 2020, solo per stare seduti ad ascoltare uno che parla – se poi lo devono fare da casa, che senso ha costruire un’intera infrastruttura nelle piattaforme per permetterlo?

Infatti, non ce l’ha.
Gli esperimenti di classe capovolta dimostrano da molti anni che il tempo di spiegazione può essere tolto dal tempo-scuola e spostato in una modalità più asincrona – ossia indipendente dal fatto di trovarsi tutti insieme, esattamente la situazione in cui siamo. Come si realizza concretamente questo anche senza piattaforme specifiche? Per esempio registrandosi mentre si spiega, caricando il video su youtube in una modalità protetta (ad esempio, come video non in elenco) e distribuendo il link agli studenti, anche semplicemente tramite un messaggio whatsapp.

Qualche suggerimento: si può usare la webcam del computer e registrarsi stando seduti davanti al pc, oppure usare il cellulare (però vi prego, mettete il telefono in orizzontale…. ) possibilmente con un supporto per tenerlo fermo. L’audio è fondamentale, quindi evitate magari di registrare con la lavatrice in centrifuga, o in una stanza vuota con grande rimbombo, o lontanissimi dal microfono – soprattutto se usate il telefono. Se non si vede bene la vostra faccia, non fa niente, ma se non si sente bene quello che dite, è un disastro. Riguardate il filmato per sicurezza dopo la registrazione!

In questi casi (o meglio: in tutti i casi…) un supporto visuale aiuta a fissare i concetti, soprattutto a chi ha intelligenze meno legate all’ascolto: potete preparare dei cartelli da mostrare durante il video, non saranno peggio di quel che potete scrivere su una LIM o una lavagna. Se poi siete a livello pro, potete creare delle slide aggiungendo dei commenti audio, e poi esportare il risultato finale in un filmato da diffondere come sopra. Qui c’è una guida per farlo con Powerpoint. Altro suggerimento: un supporto visuale non vuol dire scrivere tutto quel che direte. Altrimenti, distribuite il file con il discorso scritto, senza registrare il video! 😉

Ultimo consiglio: disattivate i commenti su youtube o quantomeno sottoponeteli a revisione prima della pubblicazione: non siete pronti a reggere l’impatto – mediamente, i ragazzi sono molto più attrezzati di voi 😀

Comunque sia, evitate filmati troppo lunghi – in nessun caso potete pensare di mantenere i tempi della classe. La fruizione di video, specie dal cellulare, ha tempi molto più veloci, quindi già venti minuti di registrazione saranno fin troppi – oltre a costituire già un discreto problema dal punto di vista del consumo di dati degli studenti, in mancanza di wifi.

Dopo questo passaggio, la proposta è di fissare con loro due scadenze: una entro la quale gli studenti dovranno aver visionato il video e compreso il contenuto, e la seconda per incontrarsi online per parlarne insieme.

Tutti insieme? Direi di no: una videoconferenza in venti o più partecipanti è una giungla, soprattutto usando software non dedicati, e poi ci sono sempre problemi con i microfoni o l’audio o il video di qualcuno… molto meglio suddividere questa discussione in gruppi più piccoli, in modo che possa essere condotta anche con strumenti più a portata di mano (bastano dei telefoni con whatsapp). Due o tre domande-guida possono aiutare a guidare la discussione, soprattutto per ragazzi più piccoli, e anche in questo caso i tempi dovranno essere contenuti per non pesare né sui dati, né sulla capacità di seguire online da parte degli studenti. L’ideale è vincolare questi lavori di gruppo alla creazione di qualcosa: un video, una presentazione, una relazione che contenga risposte, idee, pensieri sul tema che avete esposto, e che potrete ricevere tramite messaggi o email, oppure in una cartella condivisa su qualche sistema cloud di cui potete diffondere il link.

Un’altra modalità, oltre al video, può essere quella di radunare da qualche parte una serie di contributi, materiali, video, testi ecc da distribuire agli studenti, per poi comunque discuterne o proporne una rielaborazione / commento / ecc.

Lo strumento più diffuso per un approccio del genere è Padlet, un servizio che offre bacheche digitali a cui dare in pasto pressoché ogni tipo di contenuto e link. Il sistema sarà in grado di riconoscerle, creare delle anteprime e quasi sempre permetterne la consultazione all’interno della bacheca, senza dover scaricare e aprire i materiali con altri software o app.

Anticipo una domanda che spesso mi viene posta a riguardo, e che trovo molto fastidiosa: ma Padlet… si paga!? ma non c’è un’alternativa free?

Risposta breve: sì, c’è Netboard.

Risposta seria: a parte che su Padlet è possibile creare un certo numero di bacheche gratuitamente, cosa c’è di strano che un servizio (ottimo e ben fatto) per la didattica online abbia un costo? Non ce l’hanno i libri di testo e tutto il resto? Si tratta di 99$ all’anno, non di milioni, e peraltro se la Carta del Docente dovesse essere rifinanziata, magari limitandola ad acquisti davvero sensati per la didattica online o offline, questo è proprio il tipo di servizio che avrebbe senso acquistare. Inoltre ci sono dei piani per l’intera scuola, che forse potrebbero aiutare tutti in un colpo solo.

Infine il software libero, ripetiamolo ancora una volta a scanso di equivoci, è free nel senso di freedom, non nel senso di free beer. Le cose buone se hanno un costo, si pagano, e sarà bene cominciare a dare il buon esempio agli studenti anche su questo.

4- su cosa puntare

Riassumendo: finora abbiamo parlato di fornire spunti da fare propri, con schede, su bacheche o tramite filmati; di usare tempi e modalità compatibili con la fruizione di video da cellulare; discuterne insieme, in momenti di durata ragionevole, con un’agenda ben chiara – e aggiungerei, possibilmente con strumenti che permettano il controllo centralizzato dell’audio (da questo punto di vista, le piattaforme aiutano) per non trovarsi in un pollaio.

Infatti dobbiamo mettere a fuoco quale può essere lo strumento migliore per i momenti sincroni (tutti insieme) della didattica online. Fatti salvi i problemi di connessione e di dispositivi, che ci sono eccome, il primo che viene in mente è Skype, ma decisamente non è il migliore.

Incontri tra gruppi meno numerosi si possono fare anche con le videochiamate di whatsapp, usando uno strumento che i ragazzi già ampiamente padroneggiano e che è pensato per i dispositivi mobili. Piattaforme più specializzate, come Zoom, hanno anche versioni gratuite basic con durata limitata dei collegamenti – si arriva fino a 40 minuti, che potrebbero essere più che sufficienti. In questo momento tanti stanno segnalando anche Jitsi, io non l’ho ancora provato, fatemi sapere.

EDIT: ho fatto esperimenti con Jitsi e confermo che è una bomba funziona benino, non so quanto a lungo resterà gratuito ma in questo momento è sicuramente l’opzione migliore. Oltretutto si entra nelle videochiamate tramite un semplice link (che si può diffondere anche via chat, whatsapp ecc) quindi anche dal punto di vista della privacy è meglio di tanti altri concorrenti: niente account, registrazioni o simili.

Anche alcuni software per il registro elettronico incorporano funzioni basilari di videoconferenza, che a quanto mi dicono (chissà come mai non mi sorprende…) funzionano spesso poco e male, soprattutto in situazioni di traffico alto come in questo periodo. Purtroppo, troppe volte le scuole acquistano prodotti tecnologici senza vera competenza in merito e poi se ne rendono conto solo al momento del bisogno… EDIT: ne parla giusto questo articolo sul Post.

Soprattutto per i più piccoli, si possono proporre attività creative anche manuali (un disegno, costruire qualcosa con il lego, cucinare qualcosa coi genitori) chiedendo di documentarne lo svolgimento con foto o filmati, magari da raccogliere in una bacheca padlet da condividere con tutti, per ricostruire un senso di lavoro comune.

EDIT: se serve specificarlo, non tenete i più piccoli connessi per ore; meglio dare indicazioni e poi magari ritrovarsi più avanti durante la giornata. Inoltre sto sentendo di bambini di 2 anni connessi con le insegnanti dei nidi… con i piccolissimi, la questione dell’esposizione allo schermo è un tema su cui ragionare, io suggerirei tempi molto brevi e a bassa interazione, tipo: ti mando il video con me che leggo la storia o racconto qualcosa, e tu lo ascolti con la mamma, e stop…

5- la comunità da ricostruire

In ogni caso quello del restituire un senso di lavoro comune è il punto più importante, e forse il meno considerato. Senza vicinanza, senza giochi o scambi nei momenti di pausa, senza chiacchiere dell’ultimo banco, senza intervallo in corridoio insieme, senza aspettare insieme all’ingresso che suoni la campana… vengono meno tutti quei rapporti e quelle relazioni che sono il supporto della comunità (di apprendimento) che è una classe.

Cercate quindi, in quel che proponete, di inserire sempre qualcosa che possa andare nella direzione di ricostruire, rafforzare, riattivare queste relazioni: per questo i lavori in piccoli gruppi, per questo la ricondivisione di quanto fatto dagli altri, le foto e i filmati che li ritraggono dopo che per settimane (ormai più di tre, dalle mie parti) non si stanno più vedendo tra loro.

Se i più grandi hanno i loro canali per mantenersi in contatto (e anzi, il circuito social in questi giorni potrebbe essere un valido alleato a tutte le vostre proposte, e una soluzione diretta alla questione dell’organizzazione di stampe, diffusione di esercizi ecc ecc), i più piccoli sono particolarmente isolati e quindi soprattutto a loro vanno date quante più occasioni possibili di ritrovarsi e rivedersi anche nella didattica online che proponete.

Si potrebbe continuare a lungo, con esempi e proposte più mirati e specifici per le diverse fasce di età, e molto altro… ma per adesso mi fermerei qui, specificando solo che dalle piattaforme che ho proposto (purtroppo) non prendo una lira, e invitando tutti a lasciare altri contributi e indicazioni nei commenti.