RTFM: roba che viene da quando l’internet era giovane (e io pure…!), e non si badava al nome di chi scriveva ma a quello che veniva scritto, e ai nuovi arrivati in un newsgroup che pretendevano di insegnare agli altri come andava il mondo, si rispondeva proprio così: prima leggiti il cazzo di manuale. Read that fucking manual.

RTFM.

Che vuol dire semplicemente: impara le regole del gioco prima di giocare, o se vuoi giocare ad un altro gioco, qui noi stiamo facendone uno da prima che arrivassi tu, quindi ciao ciao. Roba da farci una maglietta, in questi tempi in cui tutti lo capiscc internette, come dicevamo scherzando tra amici dieci anni fa. Oggi autoproclamati espertoni – grandifirmatari – autori-di-articolesse straparlano e sproloquiano della rete su tv e giornali, invocando en passant censure, controlli e tutto il solito resto. In effetti, come dice uno degli articoli linkati sotto,  se questi avessero potuto sentire anche solo il 10% quello che gli italiani gli hanno urlato dietro in trent’anni di telegiornali all’ora di cena, chissà cosa sarebbe successo. D’altra parte però, se si parla in pubblico, la mia nonna e la mia mamma mi hanno insegnato che le parolacce non si dicono.

Però al netto dell’evitabilissimo turpiloquio, della maleducazione eccetera, il punto per me continua ad essere questo: il fatto che il parere di un nessuno qualsiasi possa pesare ed essere visibile esattamente quanto il tuo, i VIP dei media sembra non ce la facciano proprio a concepirlo. O ad accettarlo. Anzi, immagino che a qualcuno faccia pure una paura fottuta. A ragione, tra l’altro: se anche io sono qui a scrivere sul mio blog di questo argomento, vuol proprio dire che le opinioni ex-cathedra sono finite, stop. Mai più.

Il che porterebbe a tutta una riflessione sul senso di professoroni, università, eccetera eccetera – ma magari questa la facciamo un’altra volta. Per non parlare poi della ridicola querelle su anonimi (?), nomi e soprannomi, che veramente lascerei perdere scuotendo la testa. Però lo sottolineo ancora: quel che è rimasto, della carica veramente rivoluzionaria della rete, è proprio questo. Uno vale uno, ma per davvero, senza che qualche altro uno possa decidere al tuo posto cosa devi dire, dove puoi andare e quanti soldi devi restituirgli. (Sì, è una polemica politica).

Per citare un maestro di vita come l’Uomo ragno, da un grande potere – come questo – derivano grandi responsabilità, e certamente sta a noi tutti farcene carico. Però anche basta sermoni da gente che è arrivata ieri mattina. RTFM.

Eccovi un po’ di contributi in merito raccolti sulla rete, che vorrei condividere con voi:

Mantellini su Punto informatico;

Granieri: Due argomenti facili su Mentana;
(con un link ad un post di Mathew Ingram dal titolo super-allettante: Back to the future: what if the mass media era was just an accident of history?)

Il nuovo mondo di Galatea: i vip, gli insulti su twitter, i troll e la gente comune che non è anonima.

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