Mentre ormai il coding è una moda da riviste che trovi dal parrucchiere (per chi ha i capelli e ci va 😀 ) io sono alla ricerca continua di strumenti da utilizzare per facilitare attività legate all’apprendimento delle materie cosiddette STEM, che a me comunque piace sempre di più chiamare… STEAM, come scrivevo tempo fa in un articolo per la e-zine del Consiglio d’Europa sul lavoro educativo, Coyote, che ho poi ripreso nella parte inglese di questo blog.

In questa ricerca, di cui questo blog cerca di dare conto anche con tempi ahimè più dilatati di quelli che vorrei, mi sono imbattuto in un altro strumento interessante sempre ad opera della meritoria Editoriale Scienza, che credo stia davvero facendo un lavoro interessante di divulgazione e innovazione, senza stare troppo a farsi delle arie… ossia esattamente il modo che piace a me.


Il volumetto Apprendisti Coder (anche se questa etichetta omnicomprensiva del coding comincia ad apparirmi un po’ abusata… ma infatti il libro la supera!) rappresenta secondo me sia un buon diario di bordo per attività da fare con bambini e ragazzini (a partire dal mio beta tester ufficiale Martino 😁 con cui l’ho adeguatamente sperimentato prima di parlarne), sia anche uno strumento che se usato con un po’ di fantasia e inventiva può diventare fonte di ispirazione produrre attività didattiche anche da parte di insegnanti che animatori di gruppi giovanili.

E’ diviso in sezioni, che partono da attività cosiddette unplugged, senza uso diretto di dispositivi, per ragionare insieme su criteri e logiche che vengono prima e stanno dietro al fatto di scrivere codice. Tante storie sul coding, e magari anche un po’ delle chiacchiere ministeriali sul pensiero computazionale, forse potrebbero essere riassunte in questo giochino da una pagina per cominciare – e così magari forse finalmente comprese da certi insegnanti che so io 😀

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Poi si tratta il coding vero e proprio, utilizzando il solito Scratch, ma c’è anche spazio per dedicarsi all’interfaccia, alla parte grafica insomma, che di solito è completamente inesplorata in questo tipo di percorsi didattici.

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Stesso discorso per quanto riguarda il rapporto tra musica e tecnologia digitale, uno dei legami più profondamente trasformato dall’innovazione degli ultimi decenni, che viene meritoriamente trattato e descritto.
Da lì si passa al design dei siti, che anche se secondo me non direttamente collegato al resto, è comunque una parte interessante, per finire con giochi a tema costruzione di robot e affini.

Accompagnano i diversi step anche materiali di cartone da staccare e assemblare, per seguire in modo più tangibile e concreto l’avanzamento delle varie fasi della scoperta… e per dare quel tocco di giocosità che non guasta mai per condire gli apprendimenti.

Insomma una bella scoperta per una volta, più versatile di quanto ci si potesse aspettare!